Paranze
da CulturAbruzzo.it - di Sandro Galantini e Domenico Giusti
C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui piccole o medie imbarcazioni - fossero lance, lancette, paranze, sciabiche o bilancelle - solcavano il mare d’Abruzzo, e le loro vele, colorate e di varia foggia, erano alfabeti che indicavano provenienze, storie individuali o familiari.
Ma gli occhi dei marinai e dei paroni erano tutti egualmente intenti a scrutare il cielo per leggerne i segreti segnali. E identica era la speranza di un abbondante pescato quando venivano calate le reti invocando il nome di Dio e dei Santi, in un grido collettivo che, a un tempo, era speranza ma anche germoglio di una sensibilità religiosa semplice e istintiva che accomunava a quella di mare la gente di terraferma. Quella terraferma dove le donne dei marinai affrontavano il loro lavoro tra pazienti attese e all’ombra trepidante delle tante sue incognite.











