Punta Aderci ingresso nord
http://www.vastesi.com/blog/2008/06/15/punta-aderci-ingresso-nord
L’ex tracciato ferroviario è un interessante percorso natura all’interno della Riserva naturale di Punta Aderci. E’ possibile seguirlo anche in bici, ma a piedi si ha il vantaggio di poter infilare gli anfratti della macchia mediterranea per raggiungere la spiaggia e le meravigliose pinete che di tanto in tanto costeggiano la passeggiata. L’ingresso nord è raggiungibile attraverso il sentiero di fianco il camping Poker per salire sul tracciato ed attraversare il fiume Sinello sul vecchio ponte della ferrovia.
Testa d’ambientalista
Dal Blog di Raoul Mantini:
http://raoulmantini.blogspot.com/2008/06/testa-dambientalista.html
Qualche mese fa la stampa ufficiale sentenziava che da un Paese dove Beppe Grillo fa l’economista e Gino Strada il negoziatore non ci si poteva aspettare nulla di buono.
Sono perfettamente d’accordo.
In un Paese in cui un comico è più credibile dei vari Brunetta o Tremonti ed un medico riesce ad ottenere risultati laddove il Ministro degli Esteri D’Alema annaspava come un pulcino nella stoppia, effettivamente c’è qualcosa che non funziona.
Ma c’è di molto peggio.
L’Italia è un Paese strano.
In Italia, ad esempio, Buttiglione e Vattimo sono filosofi, Sgarbi è un intellettuale, Taricone un attore, Veronesi e Giugliano grandi scienziati, Vespa e Mentana sono giornalisti, la Carfagna un ministro, la Carlucci un eurodeputato, Veltroni e la Santanchè dei leader politici, Luciani e Cimoli dei manager, Realacci e Testa due ambientalisti.
Se al posto della repubblica avessimo avuto ancora la monarchia, perfino Emanuele Filiberto di Savoia sarebbe diventato re.
L’Italia è forse l’unico Paese al mondo in cui la notorietà genera spontaneamente autorevolezza: più sei illuminato dai riflettori e più puoi sentirti libero di dire ogni sorta di castroneria nella certezza di essere creduto da milioni di allocchi che, dall’altra parte dello schermo, stanno lì a bocca aperta pronti a bere l’imbevibile.
Scriveva Pasolini che gli italiani hanno, nei confronti della televisione, un atteggiamento di totale sudditanza psicologica: è sufficiente far passare un’informazione, sia essa vera o falsa, attraverso lo schermo per trasformarla in dogma agli occhi delle masse.
Ciò fu abbondantemente dimostrato sul piano pratico da un signore che nel 1993 si inventò un bel partito per il bene del popolo e, reclamizzandolo con un’impressionante raffica di spot, in pochi mesi vinse le elezioni ed iniziò subito ad aggiustare le sue magagne giudiziarie e finanziarie.
L’annullamento di ogni differenza sostanziale fra maggioranza e opposizione, e l’esclusione dalla vita politica del Paese di tutte le forze che si ostinavano a mantenere anche una sola parvenza di impianto ideologico, hanno fatto sì che funamboli del nulla assoluto come Sorgi, Facci, Stella, Testa e via dicendo divenissero i padroni incontrastati del cosiddetto “opinionismo”.
E i danni di questa “deriva del nulla”, dal punto di vista culturale nonché, in ultima analisi, anche sociale, sono già facilmente riscontrabili anche se, ancora, difficilmente quantificabili.
L’ultimo saggio di Chicco Testa, ospite ieri sera da Santoro ad AnnoZero, da una parte ha contribuito ad aggiungere disinformazione alla disinformazione dilagante in quanto seminata dai principali mezzi di comunicazione di massa, dall’altra ha fatto emergere il livello di incompetenza, di gretta ignoranza e di dozzinale pressappochismo che caratterizza questi maldestri giocolieri delle mezze verità.
Dopo aver parlato a sproposito per tutta la puntata dimostrando di non avere la minima padronanza della materia su cui, con performante sicumera, stava dissertando - ovvero la gestione dei materiali post-consumo (impropriamente chiamati “rifiuti”) - il Chicco nazionale è arrivato ad affermare che “le ceneri dei termocombustori sono materiali inerti, quindi non pericolosi”.
Abbiamo buoni motivi per credere che un pur minoritario, ma tuttavia consistente coro di pernacchie si sia sollevato all’unisono da più parti del Paese.
Le ceneri e le scorie degli inceneritori, che per peso ammontano a circa il 30% del quantitativo di rifiuti incenerito (esattamente dal 20 al 25% di scorie e intorno al 5% di ceneri) rientrano nella categoria dei cosiddetti rifiuti speciali tossico-nocivi, per cui debbono essere inviate in Germania, dove vengono stoccate in discariche speciali situate in miniere di salgemma abbandonate.
Testa non lo sapeva. Non sapeva nemmeno, mesi fa, che il carbone pulito è un’idiozia, una fantatecnologia da Star Trek con cui qualcuno vuole convincere le popolazioni del Polesine e dell’Alto Lazio che impiantare due megamostri a carbone da 2600 MW non comporterà alcun effetto dannoso per la salute dei residenti, per l’agricoltura e per la pesca. Testa diceva che la Cina e l’India inquinano così tanto che, centrale più o centrale meno, di merda ne respiriamo comunque a tonnellate.
E’ vero. Ma, piccolo particolare, l’umanità si trova a dover tentare di salvare il Pianeta dalla catastrofe, e non di finire di spremerlo come un limone, quasi ne avesse un altro su cui andare a vivere. Questo è un concetto che nella testa di Testa non ha trovato asilo.
Tralasciamo tutto il resto, su cui è meglio stendere un velo pietoso. Sorvoliamo sui dietrofront di questo “ambientalista per professione”, che nel 1987 fu tra i promotori del referendum contro il nucleare ed ora va in giro a raccontare che “non è immaginabile un mondo senza il nucleare”. Sorvoliamo sul periodo di presidenza dell’ENEL, sorvoliamo su tutto.
Un capitolo a sé meriterebbe il suo insigne collega Realacci, altro apologeta dell’ “ambientalismo del sì”, che consiste nell’autodefinirsi ambientalisti e dire di sì a tutti gli scempi possibili ed immaginabili, dagli inceneritori al ponte sullo Stretto, dalla perforazione delle rocce amiantifere della Val di Susa al Mose, tutte “grandi opere” guarda caso targate Impregilo…
Ma forse non è un caso che gente come Testa e Realacci vengano chiamati a parlare di ambiente nei salotti televisivi: la loro totale ignoranza in materia ambientale, forse mista a malafede e ad una buona dose di faziosità sviluppista, li rende degni rappresentanti di spicco di un sedicente movimento ambientalista autoreferenziale e trasversale in una penisola dove tutto è a rovescio.
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Prigionieri del petrolio

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Il nuovo governo
Dagospia.it passa in rassegna i nuovi rappresentanti del “neo” governo berlusconi:
TUTTO IL GOVERNO, MINISTRO PER MINISTRO
Massimo Gramellini e Mattia Feltri per La Stampa>
1 - SVILUPPO ECONOMICO: CLAUDIO SCAJOLA
Claudio “bulldog” Scajola, 60 anni, ligure di Imperia, unico ministro del Nord Ovest (verrà esibito in apposite mostre accanto ai panda). Ex dc non pentito, nella prima parte della sua vita da tecnocrate ha lavorato presso vari uffici dalle sigle elaborate: Inpdap, Usl. Ministro berlusconiano di lungo corso, eredita la poltrona scomoda di Bersani. Liberalizzazioni, problemi energetici: bazzecole rispetto al ministero dell’Interno, che fu indotto a lasciare dopo aver dato del «rompicoglioni» a Marco Biagi (già morto) mentre aspettava con un certo nervosismo la motovedetta cipriota “Odysseus”, in grave e fatale ritardo. Da allora guarda chiunque glieli rompa sul serio mordendosi le labbra.
2 – DIFESA: IGNAZIO LA RUSSA
Ignazio “Full metal jacket” La Russa, 61 anni, siciliano di Milano. Dal Msi al Pdl, senza mai perdere la testa (ma neanche una festa). Simpatico quasi come il padre, un famoso avvocato postfascista e donnaiolo («Che ci faccio io alle donne? L’assegno»). Per via della bellissima voce, ha doppiato una puntata dei Simpson. Recentemente al telefono Fini lo avrebbe scambiato per l’imitazione di Fiorello. Ma forse non l’ha scambiato per niente. Va al ministero della Difesa e non poteva essere altrimenti: con quel pizzetto un po’ così e quello sguardo un po’ cosà, se gli metti un basco in testa e una giacca verde militare sulle spalle, sembra un capitano di corvetta.
3 - POLITICHE AGRICOLE: LUCA ZAIA
Luca «Er Pomata» Zaia, 40 anni, di Conegliano come Sacconi (2 ministri su 12, è la Roma del Triveneto). Il volto nuovo della Lega, che i giornali locali chiamano Er Pomata - alla romana - per via del gel spalmato sui capelli, fu multato da vigili antifederalisti mentre andava a 193 all’ora in autostrada. («Stavo correndo a Venezia, mi avevano detto che era stata colpita da una tromba d’aria», si giustificò con creatività). Da presidente della Provincia fece assumere sei asini brucaerba, ritenuti a ragione meno costosi delle falciatrici. Enologo e laureato in scienza della produzione animale, il neoministro dell’Agricoltura capisce di agricoltura (evviva!) e in particolare di barbabietole. Lui ha promesso di ripartire proprio da lì: rialzati, barbabietola!
4 - SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA: GIANNI LETTA
Gianni “Duracell” Letta, abruzzese di Avezzano, 73 anni portati come un cinquantenne. Non è lombardo, eppure lavora 18 ore al giorno: Calderoli non se ne capacita e forse organizzerà un seminario per venire a capo dell’enigma, trovandogli un trisnonno di Abbiategrasso. E’ il Sottosegretario per antonomasia di tutti i governi Berlusconi. Se l’Italia fosse una monarchia sarebbe il Mazzarino di re Silvio. Mentre se fosse una repubblica presidenziale, il De Gaulle di Arcore ne farebbe subito il suo primo ministro, affidandogli tutte le deleghe tranne quella per il tempo libero, di cui tanto Letta non sa che farsene. Conosce e custodisce molti misteri: il più impenetrabile resta la formula della gelatina con cui ogni mattina si ipnotizza i capelli.
5 – FUNZIONE: PUBBLICA RENATO BRUNETTA
Renato “La Brunetta” Brunetta venne così soprannominato dai quei burloni di colleghi d’accademia con un poco azzeccato riferimento alla cantante dei Ricchi e Poveri. In realtà, nacque povero 58 anni fa a Venezia, figlio di un venditore ambulante di protesi, ma divenne ricco studiando economia e applicandosi alla politica. Consigliere di Craxi, ha raggiunto il successo con Berlusconi, con il quale scherza amabilmente sulla statura (Brunetta è l’unico del Consiglio dei ministri più basso del Cavaliere). Caparbio e irascibile, è molto orgoglioso dei premi conseguiti e dei libri scritti, compreso uno amatissimo dai patiti del settore sull’“isteresi”. Fiero avversario di Tremonti, si picca di essere grande intenditore di cinema.
6 – GIUSTIZIA: ANGELINO ALFANO
7 – AMBIENTE: STEFANIA PRESTIGIACOMO
Stefania “Floriiiis” Prestigiacomo, 41 anni, siracusana. Ha vinto il derby di Forza Italia con l’industriale ittica Michela Brambilla, che nel partito qualcuno chiama simpaticamente la «Pescivendola». Alla fine ha prevalso l’anzianità di servizio e anche la necessità di non avere soltanto ministri che parlassero il brianzolo. In questo la Prestigiacomo è a prova di doppiaggio: il suo intercalare tipico a Ballarò, «Floriiiis, lèèèèi mi dève lasciaaaare parlaaare», ormai viene portato come saggio nelle scuole di teatro dialettale siciliano. Già al ministero per le Pari Opportunità, ora gliene capita uno quanto mai dispari: dovrà occuparsi dell’Ambiente, di cui in Italia non si occupa purtroppo quasi nessuno. Ha la fortuna sfacciata di venire dopo
Pecoraro Scanio.
8 – INTERNO: ROBERTO MARONI
Roberto “Sax” Maroni, varesino, 53 anni. A volte ritornano. Nel ‘94 approdò al Viminale col vento del Nord: trovò uno studio vasto come la piazza di Legnano e una scrivania come il letto del Barbarossa. Con barbarico furore ne prese possesso, facendosi fotografare i piedi incrociati sul tavolo. Trovò cassetti che supponeva pieni di carte e segreti. E assicurò: niente paura, sono qui per aprirli. Un anno dopo, andandosene, confessò di averli trovati vuoti. Con 7 anni di opposizione, Milan e sassofono, da titolare del Welfare tenne a battesimo la Riforma delle pensioni che va sotto il suo nome. Un successo cancellato da Prodi e lasciato in soffitta da Silvio. I tempi cambiano: decisionismo, ma con juicio.
9 – INFRASTRUTTURE: ALTERO MATTEOLI
Altero “Altero” Matteoli, l’unico che ha il nomigonolo nel nome, è uno dei politici più collerici della storia repubblicana. Nato a Cecina (Livorno) l’8 settembre del 1940, è costretto a festeggiare il compleanno in una data molto infausta. Nominato ministro dell’Ambiente nel 2001, concesse la prima intervista sulla sua terrazza di Castiglioncello, mentre dietro fumavano inesauribili le ciminiere della Solvay. Il nuovo incarico (Infrastrutture) non gli creerà più alcun imbarazzo. Nelle biografie segnala sempre di essere stato l’autore di una fondamentale legge quadro in materia di cave e torbiere e di aver imposto sui treni a lunga percorrenza l’istituzione di un servizio sanitario, di cui tuttavia nessuno ha mai scorto traccia.
10 – FEDERALISMO: UMBERTO BOSSI
Umberto “Senatùr” Bossi, per tutti è il Senatùr nonostante sia stato senatore soltanto nel 1987, e nonostante in Lombardia la parola “senatùr” non esista. Sessantasette anni, nato a Cassano Magnago in provincia di Varese, ieri ha messo in imbarazzo il premier, che elencava in gabinetto “professori”, “dottori” e “avvocati”, e a lui ha riservato il solo titolo di “onorevole”. Infatti gli studi lo hanno condotto a una specializzazione in elettronica. Ex comunista, ex cantautore, ex mercante di prodotti ortofrutticoli, passerà alla storia per aver fondato la Lega Lombarda. Più trascurabile la fondazione di Arnassita Piemonteisa e di una Lista per Trieste che, nell’83, prese 150 voti fra Varese, Como e Sondrio. Poi l’Umberto sfondò.
11 - ATTUAZIONE PROGRAMMA: GIANFRANCO ROTONDI
Gianfranco “Spatola” Rotondi è un avellinese purosangue (lo dicono i suoi concittadini) nato quarantasette anni fa. Reputato a lungo lo scapolo d’oro della politica irpina, si guadagnò il terribile soprannome per il furore amatorio consentitogli dal celibato. Guarda il caso, infine si sposò con la signora Maria Teresa Spatola di Salerno, e nella circostanza il testimone Silvio Berlusconi cantò «a gelusia». Democristiano, giornalista, laureato in giurisprudenza, alla scissione del Ppi si schierò con Rocco Buttiglione, suo grande amico ora abbandonato in minoranza. E’ il leader della Democrazia cristiana per le Autonomie. Grandissimo tempista, per settimane ha snobbato il governo e se lo è guadagnato con le cattive all’ultimo istante.
12 - BENI CULTURALI: SANDRO BONDI
Sandro “Rapanello” Bondi, toscano, 49 anni. Quando era giovane e comunista lo chiamavano Rapanello perché rosso fuori ma bianco dentro. Adesso è abbastanza bianco anche fuori. Ama la poesia e Berlusconi, non necessariamente in quest’ordine. I maligni, categoria umana che lui cristianamente perdona, ancora raccontano di quella volta che Silvio entrò in una riunione in cui Bondi stava parlando. Il futuro ministro si interruppe e disse: «Scusa, presidente, se ardisco continuare a parlare in tua presenza». Ma si sa, la gente è maliziosa. E invidiosa della sua penna. L’ultima poesia Bondi l’ha dedicata a Jovanotti: «Concerto - vibrazioni dell’anima - eco del divino - dolore dell’essere - onde dell’amore». Va alla Cultura, che lo aspetta, ondeggiante d’amore.
13 – ISTRUZIONE: MARIA STELLA GELMINI
Maria Stella «Secchiona» Gelmini, 35 anni, avvocato di Brescia. Organizzatrice efficiente, obbediente e d’aspetto gradevole. Cattolica col crocefisso sotto il foulard, non crede alle quote rosa ma alle quote grigie, «intese come materia cerebrale». Del nuovo sindaco di Roma Alemanno ebbe a dire che era bravo soprattutto a farsi clientele al Sud. Spiegò anche che Berlusconi era traumatizzato dal politico sciatto della Prima Repubblica. «Lui la pensa alla greca: kalos kai agatòs». Bella e valorosa come da citazione classica, la neoministra dell’Istruzione ha lo sguardo della supplente che ti frega, rivelandosi poi più tosta della prof che era chiamata a sostituire (nella fattispecie Letizia Moratti).
14 – SEMPLIFICAZIONE: ROBERTO CALDEROLI
Roberto «Cariöl» Calderoli, bergamasco, cinquantadue anni appena compiuti, è il più celebre esponente della dinastia di dentisti cui appartiene (a Bergamo si dice «se te ghét ol cariöl va del Calderöl», se hai la carie va da Calderoli). Pochi giorni fa, Berlusconi gli ha detto di inventarsi un ministero in dieci minuti, e lui si è inventato il ministero alla Semplificazione che dovrà snellire il legiferare. Non per niente, Calderoli è anche l’architetto del «porcellum». Siccome parla come mangia, sostiene che a Bruxelles sono tutti pedofili, gli extracomunitari dei bingo-bongo e i gay dei culattoni. Sposato con rito celtico a Sabina Negri, ha successivamente divorziato con rito civile. Secondo tutti è un fuoriclasse nella direzione di Palazzo Madama.
15 – ECONOMIA: GIULIO TREMONTI
Giulio “Genius” Tremonti, 61 anni, di Sondrio. L’Ultimo Miglio, nel senso di successore ideale del professore leghista. E’ l’ideologo di un Nord preoccupato dai cinesi, che si portano via il lavoro, e dai romani, che si portano via i soldi. Il suo libro più recente è stato un successo: «La Paura e la Speranza», dove la Paura è un mondo senza regole e la Speranza è lui, che pure quanto a ottimismo sembra Visco. È stato liberale da adolescente, socialista da militare e sodale di Segni negli anni della maturità. Poi è tornato ragazzo per diventare superministro del centrodestra, con l’incarico di riportare sulla terra le promesse del suo premier. Ieri Tremonti ha sostenuto di credere in Dio. Speriamo sia un amore ricambiato, perché ne avremo bisogno.
16 – WELFARE: MAURIZIO SACCONI
Maurizio “Garofano” Sacconi, 58 anni di Conegliano (Treviso). L’ultimo craxiano ad andare al potere. Ma anche l’unico ad aver fatto una gavetta tanto lunga: arriva a sedersi sulla poltrona del Welfare (strappata ad An), quindici anni dopo la caduta del muro di Bettino. Una delle poche facce nuove del governo, ma non per gli addetti ai lavori, che ne hanno sempre apprezzato l’intelligenza. E nemmeno per gli abitanti di Treviso che tutte le settimane vanno a rendergli omaggio nei bar della piazza all’ora dell’aperitivo, il celeberrimo «spritz» (acqua gasata, vino bianco e tutto quanto fa spettacolo), di cui Sacconi è cultore assiduo. Dopo un paio di bicchieri riesce persino a parlare con Gentilini.
17 - RAPPORTI PARLAMENTO: ELIO VITO
Elio “Magico” Vito, quarantotto anni a novembre, già detto “mister centomila preferenze” (ma è un errore da sbadati: capace di tanto era suo cugino Alfredo), si è sposato lo scorso anno alla presenza dell’attuale premier, e Sandro Bondi gli vergò l’immortale verso: «Fra le tue braccia magico silenzio…». Esordì in politica come tecnico del suono di Radio radicale, redazione di Napoli, in occasione del processo Tortora. La penuria di personale lo traformò poi in intervistatore e in seguito in consigliere comunale. Fra pannelliani e Forza Italia, è stato deputato di Bollate (Milano), di Misterbianco (Catania) e dell’Umbria. Laureato in sociologia, secondo Daniele Luttazzi assomiglia «a una di quelle cose che scappano quando alzi una pietra».
18 - POLITICHE COMUNITARIE: ANDREA RONCHI
Andrea “Malore” Ronchi, perugino, cinquantatré anni ad agosto, recentissimamente soprannominato “Malore” perché a un lapsus di Bruno Vespa - che aveva attribuito la vittoria elettorale a Romano Prodi - finse un colpo apoplettico e si accasciò morente. Si dice che sia stato presentato a Gianfranco Fini dall’ex presidente della Consulta, Gaetano Rebecchini, come «un giovine dabbene». Secondo la leggenda, a Silvio Berlusconi piacque per pregiudizio: «Ronchi? Come Ronchi dei Legionari? Fantastico, fa per noi». Formidabile portavoce di Alleanza nazionale - a tutti i giornalisti dice «sarai il primo a saperlo, amico mio», e poi non svela nemmeno mezzo segreto - succede ad Emma Bonino e si prende le Politiche comunitarie.
19 - POLITICHE GIOVANILI: GIORGIA MELONI
Giorgia “Cerbiatto” Meloni, cosiddetta per le spettacolose iridi pervinca, a trentuno anni e quattro mesi scavalca Enrico Letta e Giulio Andreotti e si aggiudica il titolo di più giovane ministro della Repubblica; a ventuno fu il più giovane consigliere provinciale del paese. Nata e cresciuta alla Garbatella, conosce le borgate e l’arte spiccia della politica. A Fabio Rampelli - che la inventò - si rivolge col tono autoritario di una donna Assunta. Esordì a quindici anni fondando il coordinamento studentesco anti-Jervolino degli «Antenati», per cui qualcuno la chiamava “Ciotolina”, come la figlia di Barney dell’omonimo cartone animato. Raggiunto il potere, le è presa la fissa dell’estetica, e all’alba la si scorge far footing sul Lungotevere.
20 - PARI OPPORTUNITÀ: MARA CARFAGNA
Mara “Matilde” Carfagna interpretò, appunto, e senza difficoltà, il ruolo della cuoca Matilde nella fiction «Boris», dal momento che da ragazza fu impiegata nella cucina di un ristorante di Salerno, dove nacque trentadue anni fa. Bellissima e brava ai fornelli, è un sogno per tutti gli italiani. Sesta a miss Italia (1997), è passata da Davide Mengacci («La domenica del villaggio») e Giancarlo Magalli («Piazza Grande») a Gianfranco Fini e Renato Schifani. Vittima di becere ironie da caserma, si è riscattata studiando parecchio, e ai confronti in tv strapazza i molti che la prendono sotto gamba. Nega di aver posato nuda, e infatti gli hacker fanno più fatica a trovare le sue foto discinte che le dichiarazioni dei redditi. Ma alla fine le trovano.
21 – ESTERI: FRANCO FRATTINI
Franco “Gessato” Frattini, 51 anni, romano. Dalla scapigliatura del «manifesto», il giornale rosso antico con cui collaborò da giovane, al capello da bambolotto, con riga laterale perfettamente scolpita, che lo ha fatto conoscere al pubblico televisivo. Nel 1997, in un fuori onda, definì “cialtroni” quelli del ccd di Casini: senza saperlo, aveva dettato la linea con un decennio di anticipo. Ma forse lo sapeva benissimo. Già capo della diplomazia nel Berlusconi II, gode fama di nervi saldi. Gli serviranno per reggere la prova più dura: fare il ministro degli Esteri di un presidente che si sente anzitutto un ministro degli Esteri. Frattini lo sostituirà nelle riunioni con gli eurocrati di Bruxelles e in tutte le altre non riscaldate dalla luce abbronzante delle telecamere.
22 - RAPPORTI REGIONI: RAFFAELE FITTO
Raffaele “Bambolotto” Fitto, detto anche Raffaele “Fitto” Fitto, per come ti guarda trafiggente, ha trentotto anni ed è considerato, anche dal premier, un enfant prodige della politica. Ha seguito le orme del padre Salvatore nella Democrazia cristiana, e nel ‘90, quando il babbo era morto, si trasferì in Forza Italia. Governatore della Puglia a soli 31 anni, si ricandidò e fu sconfitto dall’omosessuale Nichi Vendola, il che lo fece vacillare nella convinzione che il volto da bambolotto seducesse gli elettori. Stravede per la madre, sua prima consigliera, e per Berlusconi, suo primo consigliere. Ha vinto il “premio Dorso”, sebbene nessuno ne dia mai notizia, e quando Antonio Cassano torna a Bari lo accoglie sempre con un caffè al ghiaccio.
Flight of the Sandhill

Flight of the Sandhill di James Neeley, on Flickr.com since 6th April, 2008
Trabocco is goin on!
Il Trabocco è su Flickr World Places -> Vasto:
e sono Featured Photographer!
Ortona, contrada Feudo

Ortona, contrada Feudo di Lucfan, on Flickr.com since 3rd March, 2008
In questa zona l’ENI vuole realizzare un "Centro Oli" o meglio un centro di estrazione petrolifera e desulfurizzazione del greggio. Secondo il parere di molti studiosi ed esperti l’impatto ambientale su tutta la regione Abruzzo sarebbe devastante.
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Conquering the Light

Conquering the Light di James Neeley, on Flickr.com since 26th February, 2008












